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Pensieri parole ricordi riflessioni di Luigi Perri Bocchiglierese emigrato in Canada

 

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Volare;
All’eta’ di Quattro anni io soffrii di coliche che poi cambiavano in orrende allucinaggini.
Mi sentivo trasportato in aria come se su una onda di mare e questa elevata sempre piu’ in alto diventava piu estesa,piu veloce ed io avevo la senzazione di dissolvermi in un niente,sparendo nell’immensita’ dello spazio;infatti io mi torcevo sul letto or per terra e gridavo spaventato e irrazionale.
Mia mamma ,mio fratello mi pigliavano in braccio,mi parlavano ed io rispondevo ma era come due persone distinte;mi chiedevano che cosa ti fa male perche piangi,noi siamo qui con te che ti fa paura?io rispondevo che non avevo niente ma ripigliavo a strillare e a mostrare segni di spavento!
Quell’onda pian piano si calmava e diventava piacevole e poi sparendo mi lasciava ed io continuavo in un volo quasi un angelo godendo il piacere delle visioni che ora avevo dei luoghi giu’ in terra;mi dilettavo a volare andando ora alto ora basso sorvolando e sfiorando cose e albery,evitando muri quasi per scherzo all’ultimo secondo,tomboli,giri , e finalmente posandomi a terra e in realta’ entrando in un sonno profondo e calmo che durava parecchie ore.
Il dottore non aveva idea alla causa dei miei problemi e per le coliche continuavano a farmi le pompe per disloggiare e dilutare l,imparazzo il che mi causava piu’ dolori dato l’irritamento della cura ad un piccolo corpo.
Questo problema duro per molto tempo e infatti anche negli anni che ero aRoma di tanto in tanto entravo in questo stato di trans che ora io stimolavo e cercavo di rinnovare dato che ora non causava lo stesso tenore di spavento ma anzi mi esilarava .Durante gli anni del sessanta durante l’era della Nuova generazione volli sperimentare e sciogliere il mistero dei miei voli.
Parlando con persone che praticavano le drughe io cercavo di sapere che senzazioni provavano loro dato che avevo osservato alcuni che sotto l’influenza mostravano segni di strepiti iniziali che poi trasformavano in calma estatica.
Le descrizioni dei loro viaggi non facevano tanto senso ma mi spinsero a esperimentare io stesso una piccola dose di una delle sigarette allora popolare.
Il risultato non fu quello che io aspettavo e non aveva similarita’ ai miei sogni eccetto la parte iniziale che mi causo inquietudine e un senso di svanire nell’aria che mi fece paura e poi quasi immediatamente scomparve .
Io ho concluso che I miei problemi erano causati dal cibo e I contimenti usati
In quei tempi come pimento,oregano,finocchio etc senonche la varieta’ di erbe fresche che erano tanto parte della nostra dieta in tempo di Guerra;era consueto che mia mamma ed altre donne andavano per le campagne a raccogliere erbe da mangiare alcune delle quail avevano caratteristiche simili a drughe anche se tanto piu’ deboli.Essendo io di minuscola statura l’effetto era piu accentuato e dato che soffrivo di coliche il problema era piu intenso per me che per gli altri.
Sono convinto che senza saperlo io ero sotto l’nfluenza delle droghe fin da una tenera eta’ e questo causo’ lo stato mentale di cui io ho goduto or sofferto tutta la mia vita.

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A Freccia!
P’essere bona a freccia e d’essere e Avena!
E lastiche ed e rote e l’apparecchiu
Cadutu subba a Serra e da Parrilla;
U siettu fattu e pella de vitella
Probiu cumu chilla e di scarpari!
U miegliu cu lla freccia ere Nicola!
A freccia sua tenie rintagli fini,
Cumu le ntacche alle pistole vere
Chi vidiamu allu ciramu quann’ere
Na pellicola nova e Cauboi!
Illu nu gattu ti lu centriave
A cientu metri e chiu’
E ccu lla precisione e Guilliam Tell
Ti lu stirave all’attimu cussi’!
Puru I rinnuni!!!!!!!!!!!!!!!
Nun li scambave si facianu chiassu
E troppi stridi sutt’I ceramili
Vene Nicola e cumu fattu a ordine
Illu na petra ci nni perde e fattu!
Na vurzata e petrulle sempre cu illu
Sinni porte pronte all’occasione
Cumu nu guardianu e mantrianu
C’aspette lupi, vurpe e latri a manu.
A llu guardare quann’e nnazione
E’ probiu nu spettaculu sovranu
Sempre combostu cumu u militare
Cumu s’a freccia sua fosse un armore
Alla difesa e tuttu u popolare!
Tutti teniamu a freccia
E chine buonu e chine male
Sembre ncuna ruvina ni nascie
Ca I vitri puru pochi eran custusi
E le freccie ci avianu la tiranza.
A Guerra chi curriu tra L’Umbru e Ghiazza
Mise allu fronte de ste freccie l’usu
E subba I ceramili e tutt’e case
C’eranu tiraturi appiattati
E si ncunu si ci mmirdicave
E passare lu strittu,povariellu,
Mille petrate avie subb’u cerbiellu
E nullu li serbie llu manganiellu!

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Il Vicinato,Fotografato nella memoria di un novenne che parte E non ritorna per molti anni!
Naturalmente la nostra casa a numero 12 Via St.Agostino era il centro del mio universo!
La casa situata in posizione che serviva da orologio nei giorni di sole cosi che il sole faceva precise ombre dal mattino fino a mezzo giorno quando l’ombra scombariva esattamente alla porta e iniziava al fianco sinistro e poi totalmente scomparire all’ora che la casa di fronte “e Mastro Ruocco u Varrilaru” ombreggiava tutto il fabbricato
L’ora di lasciare la casa per la scuola era ben marcata da una pietra del vicolo che tenendo conto del mio cammino mi dava tempo di arrivare alla scuola un paio di kilometri lontana ,in tempo di visitare con I miei amici e ingaggiare in diversi giuchi prima di rispondere alla campanache ci chiamava in classe .
Attaccata alla nostra casa e prolungata di fianco verso il mezzogiorno e’ la casa di Zia Teresa:Le nostre case erano state costruite dal Nonno Saverio e Luciano intorno alla fine del secolo 18esimo quando la famiglia Perri arrivo’ a Bocchigliero da parti della Marina e il borgo del modernoBocchigliero era in pieno sviluppo su Via St. Agostino e parte di Via Roma.La casa considerata moderna per quei tempi consisteva di un fabbricato a pietra e calce con due stalle e un piccolo vinaio a sotto livello,una cucina e due larghe camere a pian terreno e un alto soffitto dove era situato un forno a legno, un telaio e varie casse e” cascioni” usati a contenere le varie preserve di fichi, ghiande, grani, castagne,patate ,noci, etc. di cui la nostra famiglia aveva sempre grande abbondanza,essendo mio nonno e poi mio padre un amministratore di varie aziende con diritto di Spartere con le famiglie”Nobili” che erano proprietary
Il “Catuoio”era dimora del nostro Asino,due or piu’Capre, il maiale in tempi di crescita iniziale,prima di essere trasferito al “Zimmile”
Galline e galli erano liberi di usare il sottopiano or il resto della casa e per maggioranza erano libere al di fuori con libera associazione colresto dei frocchi nel vicinato.I galli avevano la loro giurisdizione da sottomettersi riguardo l’uso matrimoniale di tutte le galline e specialmente le pollastrelle che girolavano causando spesso grande battaglie tra i galli che contestavano il diritto di fecondare le nuove pollastre. Un gran canto da parte del vincitore suggellava la vittoria sul rivale e la consumazione del bottino.
L’orologio del mattino era naturalmente la musica dei galli che andavano a gara a chi lo dasse piu sonoro ma mi sempra che era iniziato sempre da quel gallo che aveva battuto avversari per I diritti matrimoniali..
Poiche mio zio Pietro si era sposato e aveva famiglia prima di mio padre,lui si era stabilito nella casa paterna sicche un gran di che succedette dopo la morte di mio nonno dato che mio padre primo genito era erede della casa paterna e quando finalmente si sposo domando possesso della casa forzando mio zio a costruire una addizione alla vecchia casa.Tutto questo causo perenne discordia tra le moglie dei fratelli che invece continuarono a trattarsi fratellamente il che piu ifuriava le battaglie delle cognate..
La immatura morte dei due fratelli, un anno a parte ,tutt’e due quarantenni,non diminui la discordia ma divenne comica poiche I cuggini erano in grande armonia fra loro. I cuggini maschi: Saverio,Emilio,e Guido davano aiuto a mia mamma, sotto mano per non farne zia Teresa consapevole e attirarne l'ira. Ricordando quelle litighe e la meschinita' dei soggetti litigati,mi ricorda le minutezze dei patrimoni trasferiti in quei tempi poiche mia mamma gridava dalla finestra minacciosa con una pertica in mano capace di raggiungere mia zia posta sul davanzale con una pertica dello stesso potere,mia mamma domandando restituzione dei beni paterni testamentati dal nonno come un fucile,un mantello, diverse zappe e accette,seghe , catene ed altri parafanalii usati dai boscaioli,tutti minutamente elencati su carta bollata che mia madre svolazzava infacce di mia zia tutt'e due illetterate e incapace di leggere or capire il documento;Mia zia mandava maledizioni e condanne a mia mamma accusandola di aver portato e causato tutta la discordia e aver causato la immature morte dei due fratelli. Il tutto divenne Guerra mortale allorche mia Zia construi'una estensione alla casa ostruendo la vista dalle nostre finestre e cancellando ogni raggio di sole che potesse baciare la nostra casa.La nuova forma del fabbricato ora era in forma di U con commune uso dell'inerno usato come accesso alle stalle;questo causa guerre giornaliere al mattino uscendo dale stalle e la sera al ritorno degli asini carichi e richiedenti spazio per lo scarico. La lite sussedette pian piano negli ultimi anni prima del nostro diparto per il Canada e la vittoria di Zia Teresa allorche io e mia mamma concedemmo tutti I nostri possessi alla famiglia di mia zia per la grande soma di un milione di lire,una fesseria dato il povero valore della lira.Ma la pena piu' grande per mia mamma fu il fatto che alla fine quella donna"mia zia" aveva rubato il patrimonio!!!!!!!!!!! Durante tutto questo fracasso,io essendo il piu piccolo di tutti I cuggini,godevo libero accesso a tutti I luoghi e case ,carezze e caramelle,confetti ed altri benefici specialmente quando I cuggini Saveri e Guido, ambi Carabinieri,venivano in licenza Ma il beneficio piu' grande era quello dell'uso del gabinetto che era locato nell'orto che io usavo all'ignoto di mia zia ma con piena conoscenza di Giuseppina e Maria. Il Gabinetto era una di quelle comodita' che innalzava lo stato della famiglia immensamente comunque umile e insanitario fosse poiche l'alternativa era un lungo e penoso viaggio fuori paese causando fughe e mal diventre specialmente d'inverno quando si postptoneva la corsa fino all'ltimo minuto e le vie erano pericolose e sempre piu averse e la meta piu e piu distante.

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Il tempo:
Scalpella,il tempo,le marmoree piastre, passando,del nostalge esulo le memorie amate
Del paese,le genti,ardori e desiderii or vani
Amori.
Cosi’ viva mi appari,ora piu bella
Assai,
Voce soave,brillante viso e lacrime negli occhi!
Ogni suono riascolto, ogni toccata
Della tua mano calda il petto rende
Furioso e palpitante e labbra in fuoco.
Tu sei scolpita in oro.
Contare posso ancora ad una ad una
Lucide stelle,lune rosse e sole,
Gigantesco, spuntare all,orizonte
Di azzurro mare estivo.
Sento l,Angelus ancor delle campane
Che afferrato alle corde un di suonavo
E volavo, volavo, angelico innocente,
Sento la pena del lugubre rintocco,
Dei funerali,
Le scampanate allegre dei battesimi e feste
All’uscir dei devoti al pianezzale.
Mi mischio tra la folla ansiosamente
Assediando il postino:
“ Si c’e` il pacco,e’ via aerea ,no niente oggi dal fronte ,”
Una veduta di Roma a notte in cartolina
Da pestare nell’Album Collettivo.
Mi manda il mio maestro al tabacchino:
“Due Alfe,due Aurore,e mezzochilo
Di sale Bianco,menziona il mio nome!”
Ricerca oggi facciam delle parole
Paesane che originano dal Greco:
La lista e’ lunga:Cataratto,Catuoio
E cosi via
Certamente d’Egea la prole siamo
Anche se Roma e I Barbari lasciarno
Non solo D,Alarico l,osse al fondo
Del chiaro Crati ,ma distinti segni
Nella lingua e le Genti.
Sotto l’Olmo millenne ancor risento
La pena disperata d’un giovane smarrito
Tra sogni vani e di rancor vestiti
Malefici penzieri.
Ave Maria di Jesu,
Salvami dal malore,
Al mio implorar rispondono
Dal campanile ai Vesperi
delle campane i suoni.
Come accoglienti saltano dall’urne
Amati gli avi
Visto il mio incerto passo
Tra le crociate rade
Son qui che tra l,amore dei cari e il mormorare
Dei Verdi alti cipressi
Ritrovo il Focolare .

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Il Giorno che mori mio padre lo ricordo come fosse ieri!
Io non capii quell mattino perche c’era andare e venire nella nostra casa:le mie zie : Filomena ,Rosa e Concetta,mio zio Bruno, erano tutti affaccendati a pulire la casa,lavare lenzuola,portare barili di acqua e Zio Bruno attendere a fare la barba a mio padre come al solito ancora a letto ,e zio, il poeta, non mi ha dato ancora uno dei suoi versi appropriati per l’occasione ,ma tutti come formiche,vestite di nero e in silenzio si incontrono e solo con segni indicano le direttive da prendere.
Finito di sbarbare mio padre,mio zio mi assegna a zia Concetta che mi avvicina al letto e mi dice di licenziarmi perche io devo andare con Totonno alla Vigna di Varrese.
Licenziarmi con mio padre non e’ un gran che dato che l’ho fatto spesso in quest’ultimi tempi e lui nemmeno muove la facce in risposta poiche come prima credo che e’ ancora addormentato.
Totonno:un grande mio caro amico e vicino, e’ li alla porta,lungo ,gentile con un po di tartaglio al suo parlare ma con affabile e gentile modo.
Ci avviamo lungo via Roma e la strada verso il Girone invece della via del Puzzo molto piu corta;non c’e` fretta.
Giugno questa mattina non e’ ancora caldo;la strada e` deserta e polverosa ma non mancano le attrazioni lungo la via: le amore nivure stanno rosseggianti alcune nere e mature e molto saporose fanno il cammino interessante e il ciliegio nell’orto dei Brunetti offre tentazioni insormontabili per due giovanotti abili a traversare e soverchiare la siepe.
Totonno e’ forse un paio di anni piu` anziano di me ,ma ambedue godiamo immaginazioni di giovani silani e ci perdiamo lungo il cammino in paure e coraggi per soverchiare le tradizionali immaggini che occupano ogni passo della strada,
Siamo semplici,buoni e pieni di grazia di Dio!
Io sono molto contento di andare alla Turra e Varrese;
La c’e Adelina,la bella e gentile fidanzata di mio fratello Antonio,in piu qui avro occasione di andare sopra e giocare con la palla di Gomma nella bellissima sala con I mattoni di marmo!
Arriviamo alla Turra quasi a mezzogiorno!Adeline e’ li sorpresa del nostro apparire ma capisce subito quel che Totonno tartagliando cerca di dirle e mi abbraccia caldamente concelendo lacrime.
L’ombra indicante dell’ora del giorno al solito posto della torre indica Mezzo Giorno e un lontano rintocco di campana,lugubre segna l’uscita dalla Chiesa della salma di mio padre dalla chiesa Madre.
Adelina mi abbraccia e con calda e dolce voce mi dice”U Tata tuu e’ Muortu!
Per me mio padre era morto da tempo! Non so se la notizia mi porta lacrime!
E’ cosi strano, Oggi ricordo ogni visione minuta di quell momento in tempo ma no n ricordo affatto se finalmente ruppi in pianto in quell bel giorno di Giugno, al suono della canpana a morto rimpombante giu epr le falde e dissipandosi nella valle e Parretta annunziando il passaggio di Peppino Luciano Perri.
Invece ricordo vividamente come un anno prima ,quasi lo stesso giorno,aggrappato sul muraglio del giardino di Murano,guardando il passaggio del Funerale di mio zio Pietro,fisso l’occhio su Giuseppina che risponde col grido di”Viggiu! Zu Pietru e’ Muortu! E come io scoppio in un gran pianto non per il morto ma per la mia cara Giuseppina,cosi sconvolta e addolorata:Giuseppina cosi` sempre leggiadra e amica.

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25 Novembre-2007
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