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BASSO JONIO COSENTINO, CALABRIA DELL'EST, SILA GRECA,


Longobucco.


INFORMAZIONI UTILI

Municipio: Via G. Mazzini, tel. 0983-71028/72505 - fax 0983-71071 Comando VV.UU.: Piazza G.Matteotti, tel. 0983-72110 Carabinieri: Via Manna, tel. 0983-71004 Corpo forestale: Via Nazionale, tel. 0983-71141 Guardia medica: Via San Giuseppe, tel.0983-530613. Ufficio postale: Via Colombo, tel. 0983-72549 Farmacie: Dr. Domenico Ioele, Via Colombo, tel. 0983-71027; Dr. Giuseppe La Rocca, Corso Piazzetta, tel.0983-71019 Banche: CARIME, Via Colombo 107, tel. 0983-71001/72305 Pro Loco e Associazione Trekking: Piazza Matteotti, tel. 0983-71076. Alberghi e ristoranti: Hotel Camping “Cecita”, sul lago omonimo, Loc. S. Giovanni Paliatico, tel. 0983/579074; "Stella", con pizzeria, Loc. S. Brigida SS177, tel. 0983-72083; "Al Tempio Libante", pub-pizzeria, Via Colombo, tel. 0983-72082. Fiere e manifestazioni: Santo patrono (1-4 agosto); Trekking della pace (8 agosto); Palio e festa dell'Assunta (14 agosto); "Punta Dura", bestiame (22-24 settembre); Festa del fungo (ottobre).

CENNI STORICI

Tommaso Bartoli, cronista locale dell'Ottocento, rifacen­dosi alla tesi di alcuni storici calabresi dei secoli XVI e XVII, identifica Longobucco con l'an­tica città pre-ellenica di Teme­sa, ma l'identificazione non ri­sulta confermata da prove con­vincenti. Di certo “questa terra libera” era popolata prima del­l’anno mille. Nel territorio sono presenti giacimenti d'argento, il cui sfruttamento risulta docu­mentato almeno dal XII secolo e fin quasi alla fine del XVIII. Tali giacimenti erano già noti nell'antichità e furono, con ogni probabilità, sfruttati dai Sibariti per la coniazione delle loro monete. La fonte più antica in cui si menzionano le miniere è il diploma del 1197 dell’Im­peratore Enrico VI in cui nomi­na governatore locale Pietro di Livonia, ”suo familiare”. Le mi­niere furono anche considerate come le migliori durante il Regno di Napoli, almeno fino al 1600. Le origini storiche del Comune di Longobucco risal­gono comunque al primo Me­dioevo. Nelle carte due-trecen­tesche il paese risulta citato come "Terre Longobucti", e "Longobucto". Parole come “cibbia”, “zaccano”, “tamarru“ e l’usanza del dolce “giur­giulena”, stanno invece a testi­moniare l’influenza degli arabi. Dal 1445 al 1464 Longobucco appartenne allo Stato di Ros­sano e fu feudo dei Marzano, poi degli Sforza (dal 1487 al 1499), dei d'Aragona (dal 1499 al 1524), ancora degli Sforza (dal 1524 al 1559), degli Aldo­brandini e, infine, dei Borghe­se, dal 1681 al 1806. Nei primi anni dell'800 il brigantaggio assunse una valenza determi­nante per l'economia e la cre­scita del paese, portando alla notorietà figure come "re Cu­remme", alias Antonio Santo­ro, sanguinario ed intrapren­dente capobanda, o Domenico Strafaci, in arte "Palma", inaf­ferrabile e astuto capo massa, protettore dei poveri. Il territorio e la popolazione, infatti, risen­tirono delle azioni repressive attuate dai francesi prima (che assediarono ripetutamente Longobucco e misero a ferro e fuoco i numerosi rurali) e dai Piemontesi, dopo l'Unità d'Italia.

ORIGINE DEL NOME

Il nome Longobucco deriva dallo svevo LONGBURG (long = lontano e burg = castello), assegnato all'abitato durante gli anni della dominazione nor­manna. Nelle carte del Due­cento e del Trecento il paese risulta citato come "Terre Lon­gobucti" e "Longobucto".

RISORSE STORICO ARTISTICHE

Tra i beni storico-monumentali di Longobucco spicca la Chiesa Matrice, dedicata a S. Maria Assunta, la cui esi­stenza è attestata fin dal XII secolo. Nell’interno si segnala la presenza di un fonte bat­tesimale in pietra nera pog­giante su tre leoni, opera di scultura romanico-normanna, ed acquasantiere in pietra ver­de di Calabria del sec. XVI. Di particolare interesse, sempre nella stessa chiesa, una preziosa scultura lignea quat­trocentesca raffigurante una Madonna col Bambino, opera di artigiani silani. Vi sono, inoltre, due tele di Onofrio Ferri da Paludi, l'affresco "Adora­zione dei Magi" di Cristoforo Santanna (sec. XVIII - ritoccato nel 1926 da Pasquale Capo­bianco), dove si raffigurano i costumi del ‘700 dei vari strati sociali e il ballo della tarantella al suono della cornamusa, arredi e paramenti sacri baroc­chi, due statue secentesche, altari, confessionali ed argen­terie del Settecento. Gravemente danneggiata dai terremoti del 1743 e del 1783, la Chiesa Matrice fu ricostruita nelle attuali forme barocche alla fine del ‘700. Dinanzi alla Chiesa Matrice si erge la bella Torre campanaria romanico-normanna, a corpo quadran­golare, costruita con murature in blocchi squadrati di tufo a vista, poggianti su di un basamento di grossi ciottoli di granito, cementati con calce. Originariamente edificata intor­no al mille, come torre civica di avvistamento e di guardia, è stata adattata nel 1500 a campanile. Il corpo della Torre è costituito da tre dadi sovrap­posti, i primi due di uguale perimetro, il terzo appena più piccolo. Nel primo dado, sul lato volto a settentrione, si apre la porta d’accesso; nel secondo dado si aprono due monofore, una sul lato orien­tale e l’altra sul lato meridio­nale. Sul terzo dado s’innesta un tiburio ottagonale, sul quale si erge una guglia piramidale terminante con un elemento a sezione conica. Altre chiese di Longobucco interessanti e me­ritevoli di visita sono: a) La chiesa cinquecentesca di S. Maria Maddalena, già facente parte di un Convento di Francescani Riformati, che custodisce un bel crocifisso ligneo scolpito a tutto tondo, opera di artista meridionale del periodo neoclassico (1826); b) La Chiesa di S. Dome­nico, con l’espressiva statua lignea del Santo, opera ar­tigianale del ‘700, e la bella ba­laustra in ferro battuto dell'ar­tigiano Domenico Aurea. c) La Chiesa degli Angeli custodi, del XVII secolo, ove si possono ammirare, tra l’altro, una bella statua dell’Addo­lorata, del 1757, e due tele poste sugli altari laterali e raffiguranti la Pentecoste e la Madonna del Carmine. Una passeggiata per le ca­ratteristiche "vinedde" e gli angusti "stritti" dei quartieri più antichi (Motta, Terzuolo, Por­tacqua) permette infine di am­mirare i palazzi nobiliari e le case tipiche del '600 in pietra e calce.

PRODOTTI TIPICI

Prodotti tipici alimentari Olive ed olio vergine, vino, formaggi freschi e stagionati, salumi tradizionali stagionati, patate, “sardella”, lavorazione e conserva dei funghi. Si segnala inoltre la produzione di una famosissima grappa, dal gusto forte e intenso, bat­tezzata ironicamente "acqua di Macrocioli". Tra le specialità ga­stronomiche si ricordano infine i "ferrietti ccu mele", sor­ta di maccheroni fatti in casa col "ferretto" e conditi con mol­lica di pane, miele e uva sul­tanina, secondo un'antica ri­cetta araba (piatto tipicamente natalizio). Prodotti tipici artigianali Tipica di Longobucco si tra­manda da generazioni l'arte della tessitura e del ricamo. Di pregevole fattura sono anche i lavori in legno, in pietra e in ferro battuto.



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